Il progetto “Nuotiamo Insieme“, sostenuto dalla Fondazione Alberto Castelli e realizzato dalla Fondazione Ego – Emozioni Giocate ETS, continua a offrire momenti di crescita e inclusione attraverso il nuoto. Pensata per bambini e ragazzi con disabilità, l’iniziativa mira a migliorare le loro abilità fisiche, il benessere psicofisico ed emotivo, favorendo momenti di socializzazione in un ambiente accogliente e motivante.

Le attività si svolgono presso le Piscine di Albaro a Genova, dove istruttori qualificati accompagnano ogni partecipante in un percorso personalizzato. L’obiettivo non è solo imparare a nuotare, ma anche rafforzare la fiducia in sé stessi e costruire relazioni autentiche.

Credo fermamente che la parola disabilità sia impropriamente usata, soprattutto quando si tratta di sport“, racconta Elisabetta Castagnino, istruttrice di nuoto. “I ragazzi che mi sono stati affidati con questo progetto sono meravigliosi, sono tutti speciali e sono tutti un piccolo tesoro. Qualcuno ha già imparato la tecnica dei tre stili e qualcuno ha imparato a muoversi autonomamente in corsia, magari semplicemente a dorso, vincendo la paura di mettere la faccia sotto. Anche chi non c’è ancora arrivato, adesso chiede di poter entrare in acqua e non vuole più uscire. Questi per noi sono traguardi che valgono un Oro Olimpico!”

Il progetto, avviato a settembre 2024, ha già portato risultati tangibili e tanta gioia. “Nuotiamo Insieme è un progetto che portiamo avanti con grande entusiasmo perché è un’attività sportiva molto importante per i nostri ragazzi”, afferma Anna Azzarita, Presidente di Fondazione EGO – Emozioni Giocate ETS. “Ringrazio la Fondazione Alberto Castelli per averlo reso possibile.”

Proprio il sostegno della Fondazione è stato determinante. “Abbiamo deciso di sostenere questo progetto perché è pienamente nelle nostre corde”, spiega Carlo Castelli, Presidente della Fondazione Alberto Castelli ETS. “La Fondazione è nata in conseguenza della mancanza di Alberto a causa di un melanoma. Ci impegniamo in questo ambito, ma anche moltissimo per sostenere i bambini in situazioni di difficoltà e vulnerabilità, perché mio figlio, pur non avendo una famiglia propria, era molto attaccato ai bambini e si dedicava a loro con gioia. Avrebbe amato questa iniziativa.”