Dal 13 al 17 settembre si è tenuto a Barcellona il Congresso dell’European Society for Medical Onclogy (ESMO), occasione importante per la presentazione degli ultimi e più innovativi studi anche a riguardo del melanoma. Uno di questi, ha portato nuove significative speranze per la somministrazione dell’immunoterapia in bambini e adolescenti.
Lo studio, pubblicato dall’European journal of cancer e di cui si può trovare una breve sintesi qui, sembra dimostrare che l’immunoterapia può avere la medesima efficacia sui pazienti trattati per melanoma che hanno meno di diciotto anni o rientrano comunque tra i giovani adulti.
Lo studio
Tra il 2016 e marzo di quest’anno, la ricerca ha coinvolto 99 pazienti di età media 14 anni, con una malattia operata al terzo stadio, localmente avanzata o metastatica, provenienti da ospedali europei, australiani e del Sud America. Di questi, 81 sono stati trattati con un inibitore di PD-1 con o senza la chemioterapia associata o con la combinazione dabrafenib/trametinib, in diverse fasi della malattia.
La sopravvivenza a tre anni ha riguardato l’81,1 per cento dei pazienti trattati con immunoterapia adiuvante e nel 70,6 per cento dei casi i giovani non sono andati incontro a ulteriori recidive. Ma c’è di più: i due pazienti che hanno ricevuto l’immunoterapia nel setting neoadiuvante (prima dell’intervento chirurgico) hanno raggiunto una risposta patologica completa e risultavano liberi dalla malattia rispettivamente dopo 46 e 18 mesi dalla fine delle cure.
Come evidenziato dai ricercatori, questi risultati “sono paragonabili a quelli registrati dagli adulti affetti da un melanoma al terzo stadio ad alto rischio di recidiva”. Si è evidenziato inoltre un elevato profilo di sicurezza nella somministrazione dell’immunoterapia in pazienti pediatrici e adolescenti, senza particolari differenze tra le due categorie.
Il ruolo della comunità scientifica italiana
A coordinare il lavoro (assieme ad Alexander Eggermont, direttore generale dell’Istituto Gustave Roussy di Parigi) è stato Mario Mandalà, direttore della struttura complessa di oncologia medica dell’azienda ospedaliero-universitaria di Perugia e titolare di un grant Horizon dedicato allo studio del melanoma pediatrico.
Al suo fianco, altri dieci camici bianchi del nostro Paese: gli oncologi pediatri Andrea Ferrari, Stefano Chiaravalli (Istituto nazionale dei tumori, Milano) e Debora De Pasquale (Ospedale pediatrico Bambin Gesù, Roma), gli specialisti dell’adulto Paolo Ascierto e Gabriele Madonna (Istituto nazionale dei tumori Fondazione Pascale, Napoli), Martina Ubaldi, Giulia Pecci (azienda ospedaliero-universitaria di Perugia) e Alice Indini (Istituto nazionale dei tumori, Milano), l’anatomopatologa Daniela Massi (azienda ospedaliero universitaria Careggi, Firenze) e la biostatistica Diana Giannarelli (Policlinico Gemelli, Roma).
I prossimi passi
L’immunoterapia (cui è andato anche il Premio Nobel per la Medicina 2018) ha rivoluzionato il panorama delle cure del melanoma. Ora le speranze aperte da questo trattamento possono riguardare anche bambini e adolescenti.
Come dichiarato dal dottor Andrea Ferrari di Fondazione IRCCS a Esmo Daily Reporter, sarà necessario al più presto “sviluppare strategie che favoriscano l’ingresso dei giovani pazienti nei trial clinici di questi farmaci”. Il nostro auspicio è che le buone notizie continuino ad arrivare.